"We have to learn of better ways to keep the sovereign at bay"

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domenica, 23 settembre 2007

Il rompicoglioni
...che però, in fondo in fondo, ha ragione
[è una mia nuova rubrica]

Perché il servizio di smaltimento dei servizi dei rifiuti dovrebbe essere garantito dal pubblico (qui http://www.aemcremona.it/)?
La strada dove parcheggio la macchina, adiacente casa mia, fa schifo. Siamo a Cremona, eppure sembra di essere a Napoli: 3 motivi.
Il primo è che qualche pezzente usa un cestino come un cassonetto dei rifiuti e il risultato è facilmente intuibile: il cestino è strabordante borsine ripiene di immondizia maleodorante. Facile anche la soluzione: indosso un paio di guanti blu e ripulisco in 5 minuti il tutto. Affiggo un cartello scritto a mano: "questo NON è un cassonetto dei rifiuti!!!", con freccia. Avrei volentieri aggiunto l'epiteto "nimalös" per gli incivili, ma mia madre me lo ha impedito. Non escludo di aggiungerlo in futuro per dare un pizzico di folclore all'avviso.
2: la sopracitata AEM svuota con frequenza insufficiente i due cassonetti di rifiuti e il cestino della via. I cassonetti sono eccessivamente pieni, e ogni tanto qualche borsa di sporco cade.
Infine davanti a casa ci sono una pizzeria, un ristorante brasiliano, un bar, un'edicola e un tabaccaio. Aggiungiamoci il fatto che la strada è parecchio trafficata (ci si passa per andare, da Cremona, a Milano e Crema): è quasi inevitabile che per terra ci sia parecchio schifo. La frequenza con cui passa l'AEM a pulire la strada è assolutamente insufficiente.
Ora: non siamo in un quartiere lussuoso, anzi, vivo in un quartiere molto popolare. Ma chiunque, dal popolano al dutur, è d'accordo sul fatto che le strade debbano essere pulite. Se anche i residenti stessero attentissimi a non sporcare o a rimediare (nei limiti delle proprie possibilità, come ho fatto io oggi) all'inciviltà altrui,  in una zona come la mia, le strade e i marciapiedi sarebbero comunque sporchi...a meno che qualcuno non passi con la necessaria frequenza a ripulirli. Peccato che, chi di competenza, non lo faccia. Basterebbe fare una piccola assemblea di quartiere per registrare il malcontento per il disservizio, revocare l'appalto per lo smaltimento nella mia zona all'Aem, ed assegnarlo a qualcun altro. Peccato che non si possa (o almeno credo). Eppure non vedo problemi insormontabili a una cosa del genere.

Postato da: riberio a 15:22 | link | commenti (3)

venerdì, 21 settembre 2007

Mentre il panico travolge banchieri centrali americani e inglesi, correntisti ed ex ministri italiani dell'economia (leggere tremonti sul corriere di oggi e rabbrividire), Mario Draghi dice qualcosa di intelligente:
"Essere credibili nel garantire la stabilità dei prezzi, è più importante nei periodi di volatilità dei mercati perchè ciò fornisce un solido ancoraggio alle aspettative nel medio termine".
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Economia/2007/09_Settembre/21/draghi_prezzi.shtml

Insomma, niente tagli ai tassi per dare la spalla a qualche moribondo, meglio preoccuparsi dell'inflazione. Ma se i banchieri centrali non devono preoccuparsi di fare numeri da circo per salvare i mercati dai problemi, o pompare artificialmente la crescita, non sarebbe molto molto molto più produttivo far fare il loro mestiere a qualche algoritmo rendendo le loro scelte del tutto prevedibili? Il banchiere centrale computer è una provocazione, ma quanta discrezionalità gli si debba concedere credo sia un problema aperto, soprattutto oltreoceano.

Postato da: riberio a 18:40 | link | commenti

mercoledì, 19 settembre 2007

Tabellini sul sole 24 ore di oggi spiega i motivi per cui Bernanke avrebbe fatto bene a tagliare di mezzo punto i tassi sui fed fund (potete leggere l'articolo scaricando il pdf dalla sua hompage http://www.igier.uni-bocconi.it/whos.php?vedi=2631&tbn=albero&id_doc=177) . Non condivido, non mi ha convinto. Ma chi sei tu per contraddire Tabellini, che tra l'altro argomenta rigorosamente? Nessuno. Però a me non quadra. In questo caso la mia impressione è che alcune banche abbiano fatto scelte poco avvedute: hanno comprato e iscritto nei loro bilanci strumenti molto rischiosi, pur ben quotati dalle agenzie di rating, e ora sono costrette a svalutarli, pesantemente. L'utile di Morgan Stanley cala del 7% (notare che ora è di 1.47 miliardi di dollari http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2007/09/morgan-conti.shtml?uuid=de80d16c-66af-11dc-9f3f-00000e251029&DocRulesView=Libero&area=box02), i corsi azionari delle banche scendono. Una banca inglese (Northern Rock), pur essendo solvibilissima, è presa d'assalto dai correntisti perché apre una linea di credito (che tutt'ora non utilizza) presso la banca centrale inglese, che le appioppa, come da statuto, una maggiorazione sul tasso perché ha fatto un po' la birichina. I prezzi di mercato NR precipitano. Analoga potrebbe essere la situazione di qualche istituto statunitense, magari meno solido di NR (il cui indebolimento al LSE dovrebbe rientrare). C'è una cosa chiamata market for corporate control: quando i prezzi delle azioni scendono, è più facile per un "raider" comperarsi le azioni e acquisire il controllo dell'impresa, nello specifico caso qualche banca. Io dico: perché negarci questa eventualità? Invece Bernanke ha tagliato vigorosamente i tassi, e dato "respiro" ai mercati, all'improvviso euforici. E' una specie di amnistia, chi ha sbagliato e ha valutato male il rischio alla fine non paga. Ma perché? Perché amnistia in un settore che fa profitti enormi ormai da parecchi anni? Hai paura della recessione? Ma Bernanke controlla i tassi a una settimana a malapena, come tutti i banchieri centrali: cosa risolvi con questa "sorpresa", il tasso a lunga non si è mosso. Sul mercato interbancario oggi si paga un premio di liquidità molto elevato (mezzo punto, nella zona euro): è la prova che la liquidità non manca, il problema è che nessuno ha voglia di prestarla perché ha paura che grosse perdite spuntino all'improvviso nella controparte. Quindi, se ne immetti di nuova (e non a termine, come fatto fin'ora), più che sostenere la crescita, rischi solo di creare inflazione, o no?

Sono sempre più convinto che il banchiere centrale lo dovrebbe fare un computer, piuttosto che maghi che ti estraggono il coniglio dal cilindro: i tassi li fissa in base all'inflazione, discrezionalità 0, e addio alle mille bolle blu.

A parziale supporto delle mie farneticazioni (nel senso che un po' le pensavo, un po' ho visto che le scriveva lui e allora mi sono sentito rincuorato e le ho pensate ancora di più), Michele Boldrin (riporto qui di seguito integralmente quel che ha scritto su noisefromamerika). Boldrin, a differenza mia, è un economista quotato, con Ph.D. in america.

Come era ovviamente e stancamente previsto, Bernanke ha tagliato il mezzo punto ed i cretinetti han fatto festa. Di sicuro ora l'economia USA crescera' come una freccia ed i profitti delle aziende, specialmente quelle del settore bancario, faranno faville. Lasciamo stare, non vale la pena: oramai il mito secondo cui ogni taglio del tasso d'interesse produce crescita e profitti a go-go e' cosi incastrato nelle teste di questi esageratamente pagati ragazzotti incaricati del trading che non vale la pena insistere. Tanto poi, nel giro di qualche settimana si ricalibra tutto sui fondamentali e l'euforia del mezzo punto passa. A meno che BB non continui a tagliare per ragioni elettorali. Nel qual caso, tutti a bordo e facciamo un altro giro in giostra. Quale sara' la prossima bubble? Le biciclette da corsa antiche? I ranches in Montana? Le azioni delle aziende che investono in Cina? Quando il credito fluisce a casaccio ed abbondante dalle stampanti della FRB, tutto e' possibile.

Vale la pena, invece, sottolineare due cose.

(1) Il taglio di 50 punti base, per se', non e' cosa grave: non sta scritto da nessuna parte che il 5.25% fosse il tasso "giusto" (solo Belzebu' sa cosa sia il tasso "giusto") quindi magari il 4.75% non fara' grande differenza ne' da un lato ne' dall'altro. Trattasi di "segnale", whatever that means. Spero non si tratti di segnale che la GP (Greenspan Put) e' tuttora effettiva ed esercibile, altrimenti sarebbero guai. Ecco, sulla GP dovrei fare due riflessioni, ma per il momento le lascio ad altri (nella speranza che il commento provocante provochi una discussione seria da parte di chi con queste cose ci gioca, e ci legge). Purtroppo conferenze incombono e bisogna anche dormire tra l'una e l'altra. Il buon Mario Draghi mi e' sembrato saggio, anche se un po' ovvio, nell'avvisare che e' meglio stare calmi e che la tempesta delle banche che hanno investito troppo in mutui non e' detto che sia passata. Se qualche volta si esponesse un pelino di piu', visto che tende a dire cose sagge ... ma alla natura dell'uomo non si possono chiedere miracoli. Ad ogni modo, vedremo nel giro di pochi mesi se la GP e' ancora valida o meno, per lo meno negli USA. Se questo e' il primo di una serie di altri tagli al tasso dei Fed Funds in un altro tentativo, tanto inutile quanto disperato, d'evitare una recessione che deve venire - son gia' sei anni di ripresa, anche se inizialmente anemica: visto che la recessione fu piccola e grandi cambi non si son visti, un ciclo di sei-sette anni mi sembra il meglio che si possa sperare - allora dovremmo rammaricarci perche' non solo ci sara' inflazione inutile fra un anno o due ma rischiamo di nuovo qualche altra dannosa bolla. Se invece si tratta di un aggiustamento temporaneo, nel quadro di una politica dei tassi meno ossessionata con dare l'idea di essere un mago che fa apparire e scomparire la crescita come e quando vuole, allora e' benvenuta. BB mi sembra uno meno vanesio e molto piu' parco e razionale del signor G, quindi sono moderatamente ottimista.

(2) Il secondo punto, piu' accademico e spero piu' sostanziale, e' che non capisco proprio il senso di questa politica di muovere i tassi per fare inflation targeting. Guardatevi la figura che accompagna l'articolo del NYTimes che ho linkato all'inizio. Alla faccia dei milioni di papers scritti, mi sembra evidente che la FRB corre dietro al tasso d'inflazione: quando va su', dopo un po' alza i tassi, quando va giu' dopo un po' li abbassa. Sempre con un certo ritardo e sempre con una certa tendenza ad overshooting, ossia ad esagerare sia da un lato che dall'altro. Ed esagerano frequentemente, il che (a mio avviso) e' il fattore fondamentale che determina le bollicine da un lato e le botte "deflazionistiche" (che poi questi si preoccupano, perche' son tutti ossessionati dalle belinate di Keynes) dall'altro. Mi domando: star fermi, mai? Invece di correre dietro come conigli impazziti ad un tasso d'inflazione che comunque oscilla in un intervallo minimo [1.5-3.5]%, non sarebbe meglio fare l'inflation targeting solo su medie mobili biennali e muovere i maledetti tassi molto, ma molto meno frequentemente? Qualcuno mi spiega la razionalita' sociale di questo iper-attivismo a causa del quale ogni mese o giu' di li' tutti vivono nell'angoscia dell'OMC? Si e' creata un'industria di stregoni con la sfera di cristallo che, sulla base della loro particolare previsione d'inflazione, predicono quello che BB e Trichet faranno e vendono queste demenziali previsioni a mezzo mondo: a che serve? Non basta leggere i giornali? Non capisco proprio la logica dell'intero circo, a meno che non sia quello di generare occupazione keynesiana: pagar la gente inutile perche' faccia buche nelle strade per poi assumere altri incapaci che le aggiustino.

Postato da: riberio a 16:05 | link | commenti (4)

lunedì, 03 settembre 2007

Conflitti di interesse e accademia
intro:
Giancarlo Forestieri (attualmente vicepresidente di Cariparma e Piacenza, gruppo credit agricole)

Giancarlo Forestieri, 61 anni, è professore ordinario di “Economia dei Mercati e degli Intermediari Finanziari” presso l’Università Bocconi di Milano, dove è responsabile dei corsi di “Sistema Finanziario” e di “Investment Banking”; nella stessa Università, è stato pro-rettore delegato per la Didattica negli anni 2000-04.
Ha insegnato per 15 anni, fino al 1988, all’Università di Parma, dove ha svolto anche la funzione di Preside della Facoltà di Economia e Commercio negli anni 1987-88.
E’ stato, tra l’altro, membro del Consiglio di amministrazione di INA, Assitalia, Mediofactoring, Centrosim; dal 1999 al 2006, ha fatto parte del Consiglio e poi anche del Comitato esecutivo di Banca Intesa. Dal 2003 ha ricoperto l’incarico di Presidente di Cariparma e Piacenza. Attualmente è Presidente di PO Vita Assicurazioni SpA e membro del Consiglio di amministrazione di Alleanza Assicurazioni.
  Okkei.


Io ora sto studiando (ed è solo una parte del mio esame) su un testo di Forestieri che si occupa di corporate governance. La sua è senz'altro una brillante carriera di docente intrecciata con una altrettanto brillante carriera manageriale. Più studio, più penso che le due cose siano poco compatibili. Non biasimo certo Forestieri per le sue scelte di vita: quasi tutti i professori universitari di economia, almeno in Italia, se la cavano così (esperienza nella docenza=diventare membro di un CDA); pochi sono così in gamba e credibili da arrivare tanto in alto.
Io penso che lavorando (molto) da insider si perda inevitabilmente il rigore dello studioso. Sicuramente essere in posizione apicale in un'organizzazione complessa come una banca offre un punto di vista privilegiato; ma il valore della testimonianza che puoi dare non è quello di uno che sistematicamente (scientificamente) osserva la realtà e cerca di capirne il meccanismo. Per uno che vuole diventare un manager, il capitolo di Forestieri è, in un certo senso, una bella testimonianza. Il problema è che Forestieri non scrive testimonianze, definisce il problema della corporate governace, con il piglio del "professore" che secondo me non è più.
Tutti i professori universitari di economia (salvo eccezioni) fanno così: all'inizio studiano, ma è come una gavetta per poi arrivare, una volta guadagnata la cattedra, in qualche CDA. Nel frattempo mantengono corsi (e scrivono manuali) in cui portano soprattutto testimonianze della loro esperienza sul campo. Perché il sistema universitario italiano non li incentiva a fare come i loro colleghi all'estero?

Guardate le esperienze citate nell'introduzione di Forestieri, e confrontatele con quelle di un professore italiano che insegna una cosa simile alla sue a Chicago; poi seguite i link a scholar, per capire quanto è quotata la produzione accademica di F e quanto quella  del suo equivalente oltreoceano.

http://scholar.google.com/scholar?hl=it&lr=&q=G+Forestieri&btnG=Cerca
http://scholar.google.com/scholar?hl=it&lr=&q=L+Zingales&btnG=Cerca


Luigi Zingales

Experience
1992 - present

University of Chicago Graduate School of Business
Assistant, Associate, and Full Professor of Finance

Now Robert C. McCormack Professor of Entrepreneurship and Finance


 Other Affiliations

1994 - present Faculty Research Fellow, National Bureau of Economic Research.

1997 - present Research Fellow, Center for Economic Policy Research.

2002 - present Fellow of the European Corporate Governance Institute

Director of the American Finance Association

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A mio parere è evidente che il nostro sistema universitario da incentivi molto distorti ai suoi dipendenti (i professori).

Postato da: riberio a 01:29 | link | commenti (9)