"We have to learn of better ways to keep the sovereign at bay"

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sabato, 24 febbraio 2007

Dirigismo:

www.repubblica.it/2007/01/sezioni/economia/alitalia7/lettera-tesoro/lettera-tesoro.html

(...)

Le condizioni per l'accettamento dell'offerta. Fra queste, il mantenimento delle sede legale e principale della società in Italia; il mantenimento sostanziale e la salvaguardia del marchio e del logo attualmente in essere di Alitalia ("l'identità nazionale di Alitalia dovrà essere mantenuta per 8 anni"); il mantenimento del portafoglio di diritti di traffico e loro sfruttamento; il mantenimento di un tipo di offerta che permetta di continuare a servire le attuali fasce di clientela della società e un'uniforme distribuzione del servizio sul territorio nazionale.

L'occupazione. Per quanto riguarda l'occupazione, il Tesoro fissa l'obbligo ad attenersi ai livelli occupazionali definiti dai piani industriali, "fatto salvo quanto concordato con le rilevanti organizzazioni sindacali e associazioni professionali".

Monitoraggio piano e sistema sanzioni. Il Tesoro prevedrà "un sistema di monitoraggio periodico" volto alla verifica di rispondenza del servizio offerto da Alitalia, confrontato con i requisiti minimi richiesti nel piano industriale. Saranno definiti inoltre specifici meccanismi sanzionatori volti a garantire i requis4iti minimi del servizio di network. Tra questi, adeguata presenza su tratte nazionali, internazionale e macro-aree geografiche di interesse generale quali: Nord America, Centro e Sud America, India e Estremo Oriente, medio Oriente e Nord Africa, Europa. Nel periodo di applicazione dei requisiti minimi, "in presenza di significative e misurabili modifiche del contesto di mercato, comprese cause di forza maggiore", sarà possibile modificare i requisiti indicati, previa autorizzazione scritta del ministero, che "non potrà comunque essere negata senza ragionevole motivo".

Postato da: riberio a 09:11 | link | commenti (4)

venerdì, 23 febbraio 2007

Romano Prodi e tanti altri politici non si rendono assolutamente conto del fatto che, per strada, la gente non crede più in loro. Peggio: Romano Prodi e gli altri insediati fanno finta di non sapere che il loro è un pessimo teatrino, e danno l'impressione di fregarsene alla grande.
12 punti per tenere insieme la coalizione; ci voleva proprio un genio per capire che 251 pagine fumose di programma erano una bella buffonata.
Ma non basta! Guardo i 12 punti:
1
- Rispetto degli impegni internazionali e di pace. Sostegno costante alle iniziative di politica estera e di difesa stabilite in ambito Onu ed ai nostri impegni internazionali, derivanti dall'appartenenza all'Unione Europea e all'Alleanza Atlantica, con riferimento anche al nostro attuale impegno nella missione in Afghanistan.
Chissà come verrà interpretata dalla sinistra radicale in caso di necessità.  Ci provo:
-"La parola guerra non è contemplata nel punto 1 dei 12"
-"Seguiamo la posizione della Francia (alternativamente Germania e Spagna)"
-"Il nostro impegno nell'alleanza atlantica non è un impegno di guerra".

Salto diretto all'undicesimo.

11-Il portavoce del presidente, al fine di dare maggiore coerenza alla comunicazione, assume il ruolo di portavoce dell'esecutivo.
E commento come Vasco Rossi: Senza parole.
Gli altri 10 punti hanno in comune con questi due il fatto di essere senza significato e interpretabili a piacimento.
Ma il numero 12 è così bello...non si può non citare!
12-...Per assicurare piena efficacia all'azione di governo, al presidente del Consiglio è riconosciuta l'autorità di esprimere in maniera unitaria la posizione del governo stesso in caso di contrasto
Perché, prima come sarebbe dovuto funzionare? Ma che buffonata, è l'ennesimo specchio di quanto tutti dicono da mesi, cioè che con 9 partiti non si governa, piuttosto ci si rincorre cercando visibilità, smarcandosi, agitando un po' il proprio elettorato. La cosa tragica è che questo tran tran è partito fin dal primo giorno di governo, anzi, dalla campagna elettorale. Quella comica è che non sono stati neanche in grado di tenere in piedi il governo per un tempo decente. Neanche l'istinto di sopravvivenza.

Ma come si fa? Con che coraggio ora chiedi ancora fiducia al parlamento (che in teoria rappresenta gli italiani?).

copio incollo G.A. Stella del corriere di oggi, fotografa l'infamia alla perfezione

Il marchio di «pidocchi sulla criniera di un cavallo», a suo tempo usato da Palmiro Togliatti per liquidar Valdo Magnani e Aldo Cucchi che avevano osato mettere in discussione il mito dell’Urss, non è stato ancora rispolverato. Ma Franco Turigliatto e Fernando Rossi sono già entrati nella galleria nera dei comunisti «traditori». Certo, sarà dura strappare loro la confessione estorta ad esempio agli operai delle armerie di Tula che una domenica del 1920 si erano rifiutati agli straordinari: «Io sottoscritto, cane puzzolente e criminale, mi pento...». La tortura non è più politically correct. Il capo d’accusa, però, è tutto dentro la tradizione della revolutja: hanno oggettivamente collaborato al complotto neo-centrista. Versione casareccia e mastelliana del complotto reazionario dell’imperialismo internazionale. Perché su quello, a sinistra della sinistra, non hanno proprio dubbi: il voto al Senato sulla politica estera costato caro al governo Prodi, è stato una specie di congiura.
Certo, perfino i «neo-tri» (variante rossa delle definizioni «neo-con» e dei «teo-con» che in questo caso sta per «neo-trinariciuti») sono coscienti di quanto sia difficile convincere le plebi proletarie che i due reprobi fossero al soldo del nemico. Così come si rendono conto che in un Paese complottarolo come l’Italia appena urli al complotto c’è chi fa la pernacchia. E ti ricorda che l’hanno già fatto Silvio Berlusconi sui suoi processi («Complotto!») e i prodiani nel ’98 («Complotto!») e Annamaria Franzoni («Complotto!»), mille altri tra cui perfino Wanna Marchi, che nel tentativo di sottrarsi alle condanne arrivò a scrivere a Fausto Bertinotti: «La mia famiglia è comunista da generazioni... ». Insomma, sul tema c’è ormai una certa diffidenza. Non bastasse, chi ha buona memoria ricorda bene certi momenti, di questi mesi. Che non sono sembrati proprio una «deriva neocentrista», come denunciò il focoso senatore Luigi Malabarba, «in continuità con le politiche liberiste e di guerra».
Facciamo un riassuntino? Due settimane dopo il voto Letizia Moratti, che spinge il vecchio padre in carrozzina, viene insultata alla festa della Liberazione da un po’ di manifestanti al grido di «troia, puttana, bastarda!» e Marco Rizzo (mentre larghi pezzi della sinistra censurano l’aggressione, a partire da Pietro Ingrao) rovescia tutto: «La Cdl enfatizza i fischi per non parlare del 25 aprile, preferisce alzar polvere su di un fattomarginale... ». Neanche il tempo che il governo si presenti e ognuno dice la sua. Alessandro Bianchi dichiara il suo amore per Castro: «Ascoltare per ore e ore il discorso del primo maggio di Fidel, nella piazza grande, mi ha dato emozioni forti ». Paolo Ferrero spiega che va cambiata subito la legge sulla droga perché «di spinello non è mai morto nessuno», piazza mine esplosive sul cammino della finanziaria ipotizzando un’aliquota al 45% per tutti i nababbi che per lui stanno «a partire da un reddito superiore a 70 mila euro» e, ignaro che le leggi vanno rispettate finché non si cambiano in parlamento, dichiara la prossima decadenza della Bossi-Fini e la chiusura dei Cpt. Paolo Cento esordisce bacchettando i mercati internazionali che «devono imparare che al centro devono essere messi i consumatori e i risparmiatori », spiega che lui, il giorno della Festa del 2 giugno sarà a una manifestazione che contesta la «sfilata di mezzi militari nel cuore di Roma » e annuncia la sua decisione: «La Tav non si fa».
E via così, per mesi. «Non accettiamo lezioni di legalità da Cofferati perché i diritti vengono prima del diritto», spiega Francesco Caruso dichiarandosi «deputato eversore» (definizione che concretizzerà portando a Montecitorio due finte molotov) al fianco dei compagni incriminati perché si erano auto-ridotti il prezzo della mensa a Bologna. «Davanti a noi abbiamo una sola scelta: votare no alla missione, quali che siano le conseguenze », dichiara Giorgio Cremaschi sull’Afghanistan. «L’ingresso del Venezuela nel consiglio di sicurezza dell’Onu sarebbe una prova importante che l’Onu è la casa di tutti e non solo degli amici degli Usa», sentenzia il responsabile esteri del Pdci Jacopo Venier in linea con Mahmoud Ahmadinejad. «Proponiamo che il Governo fissi come obiettivo generale di legislatura non l’abbattimento ma la sola stabilizzazione del debito rispetto al Pil», suggeriscono «sessanta economisti» concordi con l’idea di Franco Giordano che «il tempo delle lacrime e del sangue per noi è tramontato definitivamente» alla faccia dei giudizi delle agenzie di rating: «Non dobbiamo farci condizionare da queste cose».
E avanti. Il senatore Fosco Giannini bolla il popolo israeliano (successiva correzione: «Intendevo e intendo dire il governo israeliano») come «un soggetto eversore, la mano armata degli Usa in Medio Oriente». Oliviero Diliberto, rifiutato ogni consiglio, sfila a un corteo per la Palestina (in cui bruciano tre manichini- soldati avvolti nelle bandiere Usa, israeliana ed italiana urlando «l’unico tricolore da guardare / è quello disteso sulle vostre bare») e davanti allo sconcerto dice che si è trattato di un «atteggiamento così dichiaratamente sporco e provocatorio» che lui ha il sospetto che ci sia lo zampino dei «servizi deviati». La sottosegretaria al Lavoro Rosa Rinaldi va in piazza coi precari dietro striscioni contro il ministro Cesare Damiano («Amico dei padroni, vattene ») e sbuffa coi cronisti: «Ma io non sto manifestando». In che senso, scusi? «Sto a lato, non ho bandiere in mano e non scandisco slogan...». Il tutto mentre ogni giorno il governo è appeso al Senato ai mal di pancia di questo e quello: «Non mi piace...». «Non mi va...». «Forse non voto...».
E via coi sospetti. Il dilibertiano Pino Sobio: «Nel Paese tira una brutta aria neo-centrista». Il verde Angelo Bonelli: «Il neocentrismo non è una possibilità ma un pericolo, perché eliminerebbe il bipolarismo...». Fino al tormentone di questi giorni: «Siamo finiti nelle mani di Andreotti, Pininfarina e Cossiga: Vaticano, Confindustria e Usa uniti in una rinata comunità d’interessi», scrive il direttore del manifesto Gabriele Polo. «Una parte significativa dello schieramento moderato e dei poteri forti di questo paese è da tempo intenzionato a buttare giù questo governo. Èpossibile che quanto accaduto sia la prima tappa d’un disegno», concorda la bertinottiana Rina Gagliardi. «I poteri forti, vaticani e confindustriali su tutti hanno lucidamente lavorato per questo risultato », denuncia la rifondarola emiliana Donatella Bortolazzi. Il voto «potrebbe essere il figlio di poteri forti che vogliono le grandi intese», concorda Giovanni Russo Spena. E la spirale si avvita e si avvita. Fino a far dire a Franco Turigliatto che lui pure vede nel voto di mercoledì «una regia un po’ diversa» giacché lo insospettisce il ruolo di «un personaggio politico di grande rilievo come il senatore Andreotti» ed è chiaro che «una delle operazioni in corso è scaricare su alcuni della sinistra l’operazione centrista » anche se lui non direbbe «che è una congiura, ma...». Ma cosa, compagno Turigliatto?
Gian Antonio Stella

Postato da: riberio a 14:00 | link | commenti (1)

giovedì, 22 febbraio 2007

Prodinotti è caduto, ma io voglio andare contro corrente e non pensarci.
Penso piuttosto a quanto sono belli i nuovi corsi che sto seguendo. Non pensavo mi sarei potuto appassionare a un corso di storia, che mercoledì si è addirittura trasformato in una lezione stile "Harvard" (con domande dirette/confronto con l'aula) sull'etica del capitalismo, sulle ragioni e le necessità dei mercati finanziari internazionali.
Di molto buono c'è, in questo periodo, che gli esami e le relative tensioni sono piuttosto distanti. Durante le prime due settimane di corso ci si può permettere di seguire rilassati, e si apprezza maggiormente il privilegio dello studio (specialistico). Evviva, sono anche tornato a correre nel parco.

Postato da: riberio a 12:31 | link | commenti (1)

domenica, 18 febbraio 2007

Oggi mia nonna ha temuto che io fossi un brigatista rosso.
Tutto risale a quando lei, iscritta alla CGIL pensionati, voleva darmi un calendario del suo sindacato, con la foto di epifani troneggiante in copertina.
Io dissi: "no grazie". Lei mi chiese:"ma perché?" Io risposi: "Epifani non capisce niente"

Lei, nei suoi 80 anni, non sapeva. Non sapeva del mio astio verso i difensori ideologici del mondo vecchia maniera. Lei non sa neanche della piega, secondo me pericolosa, che la CGIL sta prendendo, quella del "sindacato dei diritti di tutti", il che la porta a cercare spazi e occasioni di rappresentanza in luoghi oscuri (soprattutto tra gli immigrati); nemmeno si capacita della svolta movimentista di questo sindacato, i cui rappresentanti locali 40enni non disdegnano la frequentazione di CSA e affini.

Le ho poi spiegato per telefono i motivi per cui, secondo me, Epifani non capisce niente. Ora pensa che io sia troppo di destra.

Postato da: riberio a 11:23 | link | commenti (1)

mercoledì, 07 febbraio 2007

Ho pensato:
ma non ho mai dedicato una pagina di questo blog a Parma! E' una città a cui voglio bene in modo contrastato. Scommetto che sarà una di quelle cose che rimpiangerò quando la abbandonerò troppo a cuor leggero.
Mi piace di Parma il senso di libertà (non solo quello che ispira la condizione privilegiata che sto vivendo di studente universitario): via mentana di giorno, quando non è popolata di viados, sarà per il palazzo del comune o per la sede del monte di parma, sembra europea, così come lo "stradone". Il centro è bello soprattutto per la dignità quasi austroungarica che hanno certe vie in inverno. E poi un altro parco ducale così bello, in italia, non l'ho visto. E' pieno di bici (sinonimo di salute), e ci sono tanti ponti su un torrente. Sarebbe il massimo se ci fosse un po' più d'acqua dentro e un po' meno gente nelle sale della biblioteca di economia (comunque bella).
Non mi piace strada farini, la maggior parte dei locali, la biblioteca civica, i parmigiani, la struttura principale della facoltà di economia (e neanche le aule del parco), e altre cose.

Postato da: riberio a 22:10 | link | commenti (6)

I miei genitori sono cresciuti privi della più elementare cultura musicale. Entrambi hanno condiviso un ideale che probabilmente ha riempito le loro vite assieme alle altre cose importanti sul serio (e ora entrambi lo rinnegano, anche se forse non sono pienamente onesti con loro stessi nel farlo). Hanno cercato di trasmettermi la parte sana di questo ideale: rigore (uno) e uguaglianza (l'altra). Ho assimilato a modo mio un po' del primo, e quasi niente dell'altro. Loro non hanno un gran senso dell'umorismo, ma non sono neanche permalosi come me. Nessuno dei due mi ha mai cercato di inculcare quelle che attualmente sono alcune mie peculiarità; tra queste, amore per la montagna in ogni sua forma, esaltazione di alcuni localismi italiani, cultura del mercato libero, rifiuto dello stato; potrei dire anche etica del lavoro. Ma non so se la incarno pienamente, e sono sicuro che in parte ce l'hanno anche loro. Con entrambi i miei genitori non ho mai preso il treno. Non ho mai visto mio padre giocare a calcio, nonostante tutti i suoi amici e la zia mi dicessero che era molto forte. Da mio padre ho ereditato sicuramente l'orsismo, la sensibilità però è tutta mia e non assomiglia a quella dei miei. Da nessuno ho preso il dinamismo, ma ce l'ho nel sangue. Da nessuno dei due l'introversione e l'edonismo,e la conseguente necessità di scrivere su un blog: anche questa è roba solo mia. L'ipocondria: mia mamma non mi ha trasmesso questo male.
Di buono ho ricevuto: l'altezza più che normale, i capelli di un colore sensato e ricci (anche se qualche volta vorrei capelli normali), la generosità, la serietà nei confronti dei doveri. Soprattutto quest'ultima cosa, è la più importante che i genitori devono trasmettere ai figli.

Postato da: riberio a 20:24 | link | commenti

sabato, 03 febbraio 2007

Pre uscita poco conveniente per i miei obblighi di studente, faccio un breve riassunto sulla mia emotività bambinesca.
Le mie paure recenti riguardano il futuro, il che per me è insolito, visto che mi comporto sempre come mr.ottimismo, mr. tutte le cose si risolvono e le risorse si allocano nel modo più efficiente possibile, se non ora, tra poco. Il futuro immediato è fatto di una settimana di lavoro e di un esame lungo subito dopo; il futuro di medio termine prevede nuove lezioni e una proposta lavorativa da valutare. Il futuro futuro, invece, un trasferimento (spero) verso luoghi più ameni, ma con l'incubo di perdere i miei nuovi amici che si è improvvisamente materializzato. Ma sei stupido? [Sì] Le consuetudini universitarie, che comunque ora non sto esercitando, sono deliziose. Il lunedì, dopo lezione, la ceres con Riccardo, disquisendo, in bilico, di politics, policy, etica, finanza, macroeconomia, donne. Le discussioni infinite notturne nella cucina della Gea (con la Gea). I tragitti autostradali con Vito. La polenta taragna coi gnari.

Continuo quando torno a casa, ora esco.

Rieccomi. Non proseguo nella lista, che comprenderebbe tante piccole cose, come i ponti illuminati la sera, ma insomma: studiare e vivere a Parma, che pure non è la mia città ideale, ha decisamente un suo perché. Tanto che l'idea di starci lontano per una decina di giorni mi mette malinconia. Forse sono questi distacchi forzati degli ultimi tempi, che mi hanno portato a pensare come sarebbe meno bello se all'improvviso tutto ciò non ci fosse più. In realtà, è naturale che le cose cambino, perché lo hanno sempre fatto e sempre lo faranno. A ogni equilibrio sconvolto se ne sostituisce un altro leggermente diverso, e nel frattempo si cresce. Solo che in questo momento, forse perché qualcosa di importante c'è tra le cose nuove che ho costruito, vorrei che tutto ciò avvenisse più in là. Ma mi rendo conto che è una specie di richiesta infantile (e dopo tutto, l'avevo premesso fin da subito che in questo post si trattava di riassumere la mia emotività bambinesca).

Sono quasi le 4, vado a letto.

Postato da: riberio a 21:44 | link | commenti (5)

venerdì, 02 febbraio 2007

"...In tale contesto si colloca il delicato tema, che alimenta da tempo il dibattito dottrinale  e giurisprudenziale, del contemperamento dell'esercizio della direzione unitaria (...finalizzato alla realizzazione dell'interesse di gruppo) e il riconoscimento della necessaria autonomia alle diverse entità del gruppo, quali centri autonomi di rapporti giuridici e patrimoniali e singolarmente obbligate al perseguimento di una sana e prudente gestione".

Rainer Masera, prorettorone per qualcosa alla LUISS GUIDO CARLI, 2006

Gli economisti, certe volte, hanno veramente del tempo da perdere. Questo trafiletto, secondo me, è buona testimonianza di come si possa tirare a 150 pagine citando ossessivamente regolamenti e norme, rimandando continuamente ad altri autori, senza avere nulla di significativo (o di nuovo) da dire.

Postato da: riberio a 11:07 | link | commenti (1)