Nuovo link:
http://www.noisefromamerika.org/
Raccoglitore di opinioni di liberi economisti italiani che lavorano in USA (tutti con PH.D preso in USA). Assolutamente irriverenti, intelligenti, interessanti, per quello che ho letto fin'ora.
Leggere Giavazzi sul corriere di oggi.
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Editoriali/2007/01_Gennaio/27/giavazz.shtml
Riflessioni di un ragazzo malato
Data l'impossibilità di dedicarmi allo studio, rifletto a cuor leggero (ma con intelligenza) sull'università.
Ho finito il primo semestre di laurea specialistica, e ho avuto 2 professori veramente significativi (su 4 in totale), che però hanno due modi di vedere le cose decisamente diversi. Uno mi ha fatto Metodi e modelli per le scelte finanziarie, l'altro analisi finanziaria (esame di "matematica" il primo e invece "gestionale" il secondo).
Il primo ha tenuto un corso senza sconti: non ha semplificato le dimostrazioni dei teoremi, ha spiegato in modo chiaro, ma è stato rigoroso. Per me è stato entusiasmante seguirlo; il dettaglio con cui le cose venivano trattate, e la ricerca del senso logico alla base degli strumenti che ci venivano forniti mi hanno fatto pensare che da quel corso ho acquisito un "valore in più" rispetto ai miei futuri concorrenti, soprattutto per quanto riguarda l'ambito delle misure di rischio (che sto cercando di approfondire, a tempo perso).
L'altro invece è uno che sa tenere l'aula come pochi altri: ispira autorevolezza. Per cui tutti erano motivati a seguire, e ne è uscito un clima buono. Hanno partecipato molti "insider", gente famosa (AD, giornalisti, dirigenti vari di società quotate); la pretesa non era tanto quella di far conoscere tecniche di analisi (già impartite secondo il professore nella triennale, e la cui conoscenza perfetta è requisito base), ma avere una visione complessiva dei problemi, di quali sono le questioni cardine per gli addetti ai lavori e per il "mercato".
In una laurea specialistica secondo me servono entrambe le cose, al primo anno: analisi finanziaria è un corso "culturale", per capire che lingua parla il mercato, per orientare la bussola. Ma le skills distintive, da specialistica, secondo me, non si creano su quel genere di corsi, partendo dal presupposto (non ovvio) che una LS debba fornire competenze specifiche, approfondite, che diano al laureato un vantaggio competitivo. Magari con una tesi su un argomento nuovo, che sia spendibile. E' per questo che al secondo anno sceglierò il curriculum quantitativo: io credo che solo studiando approfonditamente la logica degli strumenti per le misure di rischio, dei contratti derivati, assicurativi, potrò scrivere al termine dei 2 anni qualcosa di powerful su uno di questi argomenti, che aggiunga un pezzettino, un'applicazione, un perfezionamento, o qualcosa del genere. In modo che per qualche mese possa andarmene in giro a cercare lavoro con la pretesa di essere un po' più bravo degli altri in quello specifico argomento. La visione dall'alto dei problemi principali e complessivi, secondo me, doveva darla la laurea triennale. Con la specialistica si deve andare nel dettaglio! Mi piacerebbe che tanta gente dicesse la sua su questo argomento. Peccato che questo blog lo leggiamo io e mia sorella!
Ciao
Perché non vivere serenamente una cosa che è inequivocabilmente bella?
Bo, da grande capirò.
Sul treno da fidenza per Cremona turisti romani leggono una guida e incantati dicono "sembra la svizzera".
Il mio cervello dice: ma dove? Ma il cuore invece spumeggia orgoglio lumbard. Chissà che penserà l'allegra comitiva giunta al balcone che troneggia su via palestro, di fronte allo striscione recitante "FUORI I CLANDESTINI", che saluta il viaggiatore appena fuori dalla stazione assieme alle bandiere della Lega Lombarda. "Manifesto di tutela del particolarismo locale"? Oppure: "Rozza follia delle genti lombarde"? O anche: "L'ignoranza è proprio dappertutto". Mistero...Ci capiranno?
Beh poco importa, io trotterello a passo lombardo verso casa, e saluto cordialmente i miei conterranei: "saluti, come va?" Bene bene! Bene il cazzo, in realtà. Ma d'altronde è domenica mattina, e la cordialità prende il sopravvento. L'edilizia pompa alla grande in via Castelleone: crescono palazzine! E all'improvviso spunta il mio edicolante leghista lombardo che saluta con la mano. Ricordo i tempi del tennis, era un mio sostenitore. Ma all'improvviso arriva Marino, l'uscere comunale, che mi ferma sul portone di casa, e dice: "sei cresciuto". CALMO MARINO, sono due anni che, fortunatamente, non ci si vede, ma io ho smesso di fare centrimetri da almeno 5. Ma io replico prontamente: "eh, ne sono passati di anni". Lui è appagato, per cui sfrutto la sua beatitudine per troncare ed entrare. Trovo mater et sorella che parlano di: strage di erba, sogni notturni, scorbuticismo di mio padre e sua avversione per il riso soffiato ("ghè vergon cal la strabuca depertooooot").
Fine!
Post scrittum: madre legge il post, e mi supplica di precisare che sono ironico per onor di casata rebessi-ruggeri. Dunque: Yes, I Am
Il 2007 l'ho inaugurato con una serata super :)
Ciao!