utente anonimo in Marina Berlusconi e ...
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Il rischio per l'italia di contrazione a repubblichina fascistoide è concreto. Oggi scrive sul corriere il "saggio" sergio romano che "Nelle battaglie italiane anche la politica estera finisce spesso, malauguratamente, nell’arena dove il governo e l’opposizione, per la maggiore gioia dei loro tifosi, preferiscono lanciarsi accuse reciproche piuttosto che accordarsi su linee comuni". E' da sempre di moda, tra i "saggi" del nostro paese, ricondurre tutti i problemi politici e istituzionali al tasso di litigiosità dei parlamentari. Posto che i saggi farebbero meglio a scandalizzarsi prima, quando nelle liste elettorali si esibiscono candidati dal curriculum imbarazzante (sarà che anche il curriculum dei "saggi" lo è?), piuttosto che intervenire con questi illuminanti pezzi "dopo", quando si scopre che questi non usano i tovaglioli, il problema in realtà è un altro. I saggi o non capiscono o fanno finta di non capire, che c'è un questione aperta sulla credibilità all'estero del nostro esecutivo e non è colpa dell'opposizione (tra l'altro, di quale opposizione si parla, di grazia, visto che in cima alle priorità del PD c'è la discussione sul se e come articolarsi come bocciofila in alternativa al partito di massa?). Il fatto è che sul giornale più importante d'america (che sarebbe il new york times) c'è un articolo in cui si disintegra il nostro esecutivo e il nostro premier; non sulla moralità dell'accompagnarsi con escort e minorenni in sè e per sè, ma sulla debolezza POLITCA dimostrata nell'organizzazione dell'agenda dei lavori che ne è conseguita. L'articolo non è un op-ed. E' un editoriale e non è firmato, e Il nyt una qualche capacità di influenzare l'opinione dell'élite americana ce l'ha. Negare che c'è un problema grave, come fa romano sergio dalle colonne del giornale moderato, che si pone come equidistante dai poli, e banalizzare il tutto alla solita lagna dell'immagine litigiosa che i politici trasmetterebbero ai corrispondenti esteri, dimostra la concretezza del rischio grave di involuzione che stiamo correndo. Si sta perdendo di vista la realtà...quanto manca alla quota 90?
Marina Berlusconi e Piersilvio Berlusconi sono indignati , sbattono i pugni, non accettano lezioni morali e difendono l'onore della nobile casata. Il corriere della sera ne da ampio risalto.
Per dirla tutta, neanche a me va tanto giù la loro contro-lezioncina morale: non è colpa di nessuno (neanche di franceschini) se loro sono, per discendenza, ai vertici di un impero costruito su un monopolio televisivo ed editoriale il cui ex-presidente e azionista di maggioranza (il padre Silvio) è l'attuale capo del governo, che non è in grado di fornire uno straccio di versione credibile e coerente sulle sue frequentazioni con una (ex) minorenne napoletana. L'accusa mossa non è lusinghiera, ma se sguazzi nella merda di mestiere*, mi fai il piacere di non rompere le scatole sull'uso dei tovaglioli. Grazie.
*per sguazzare nella merda intendo partecipare al giochino monopolistico costruito dal babbo, per cui magari sei a.d. di mediaset mentre tuo padre controlla la rai stando al governo, oppure siedi nel cda di mediobanca (e mondadori e finivest, non sia mai) occupandoti di mantenere saldi gli equilibri mafiosi del sistema finanziario/big-industriale italiano.
A futura memoria, dal ft di ieri:
Baleful influence of Burlesque cronies
Published: May 26 2009 20:12 | Last updated: May 26 2009 20:12
Fascism is not a likely future for Italy. That is worth saying, because it is being forecast. Many assume that the financial crisis plus Silvio Berlusconi equals a return to fascism. It did, after all, start there.
But that is an unlikely outcome now. Italy in the early 1920s, when Benito Mussolini rose to power, was reeling from a brutally Pyrrhic victory over the Austrians in 1918, the degradation of the political class and a rising threat from leftwing totalitarianism. Mr Berlusconi is clearly no Mussolini: he has squads of starlets, not of Blackshirts.
The real dangers lie elsewhere. Over the 15 years of his political career – always as prime minister, or as leader of the opposition – he has had a largely untrammelled opportunity to shift the national mood rightwards. This he has done not by crude propaganda but by a steady concentration on glitz, glitter and girls and a hyperbolic style of media-geared rhetoric that sees all opposition as communist and himself as a victim.
Now, as hard questions are posed on his relationship with a teenage would-be starlet – first raised by his wife – he has turned on the most obstinate questioner, the left-of-centre daily La Repubblica, issued a veiled threat through an associate and sought to render the questions invalid because politically tainted.
He has shown equal belligerence towards magistrates who judged he had bribed the British lawyer David Mills (to avoid corruption charges) – calling them “leftwing activists” – even though parliament has made him immune from prosecution.
Still dissatisfied even with such a useful parliament, he has called it “useless” and said it should be drastically reduced to 100 members, while his powers increase. He has sought to rouse the masses in his favour, by encouraging a “popular initiative” to collect the required 500,000 signatures for the measure.
But the danger of Berlusconi is of a different order to that of Mussolini. It is that of media sapping the serious content of politics, and replacing it with entertainment. It is of a ruthless demonisation of enemies and refusal to grant an independent basis to competing powers. It is to place a fortune at the service of the creation of a massive image, composed of assertions of endless success and popular support.
That he is so dominant is partly the fault of a faltering left; of weak and sometimes politicised institutions; of journalism which has too often accepted a subaltern status. Most of all it is the fault of a very wealthy, very powerful and increasingly ruthless man. No fascist, but a danger, in the first place to Italy, and a malign example to all.
Copyright The Financial Times Limited 2009
Oggi ho capito perché ogni tanto qualche "accademico" si diverte a mettere on line pagine in html in cui colloca dei riassuntoni su quel che secondo lui non si può non sapere su un argomento, magari rivisitando dal suo punto di vista la faccenda e riportando l'esempio che gli aveva aperto la mente.
Sicuramente hanno avuto delle sudate fredde da pre-esami di dottorato, hanno guardato per un attimo alle 7 di sera il disordine di appunti, fotocopie e libri sulla propria scrivania e hanno pensato che, una volta superato il tutto, sarebbe dovuto rimanerne almeno un piccolo segno "pubblico".
Se andrà tutto bene, la mia pagina in html non mancherà.
Riflessione condivisibile (di Gary Becker):
http://www.becker-posner-blog.com/archives/2009/05/the_serious_con.html
"I believe that the best way to restore the consistency and attractiveness of the conservative movement is for modern conservatism to return to its roots of skepticism toward governmental actions. This involves confidence in the capacity of individuals to make decisions not only in their own interests, but also usually in the interests of society at large. Such a shift in attitudes would require more flexible approaches toward hot button issues like gays in the military, gay marriage, abortions, cell stem research, and toward many other issues of this type. It will not be easy for the Republican Party to emerge from the doldrums if it cannot embrace such a consistently skeptical view of government."
http://lakesidecapital.wordpress.com/ gran bel blog!
As A.I.G. bordered on bankruptcy, Mr. Geithner pressed first for a private sector solution. A.I.G. needed $60 billion to meet payments on insurance contracts it had written to protect customers against debt defaults. A.I.G.’s chief executive at the time, Robert B. Willumstad, said he had hired bankers at JPMorgan to help it raise capital. Goldman Sachs had jockeyed for the job as well, but because the investment bank was one of A.I.G.’s biggest trading partners, Mr. Willumstad rejected the idea. The potential conflicts of interest, he believed, were too great. Nevertheless, on Monday, Sept. 15, Mr. Geithner pushed A.I.G. to bring Goldman onto its team to raise capital, Mr. Willumstad said. Mr. Geithner and Mr. Corrigan, a Goldman managing director, were close, speaking frequently and sometimes lunching together at Goldman headquarters. On that day, the company’s chief executive, Lloyd C. Blankfein, was at the New York Fed. A Goldman spokesman said, “We don’t believe anyone at Goldman Sachs asked Mr. Geithner to include the firm in the assignment.” Mr. Geithner said he had suggested Goldman get involved because the situation was chaotic and “time was running out.” But A.I.G.’s search for capital was fruitless. By late Tuesday afternoon, the government would step in with an $85 billion loan, the first installment of a bailout that now stands at $182 billion. As part of the bailout, A.I.G.’s trading partners, including Goldman, were compensated fully for money owed to them by A.I.G. Analysts say the New York Fed should have pressed A.I.G.’s trading partners to take a deep discount on what they were owed. But Mr. Geithner said he had no bargaining power because he was unwilling to threaten A.I.G.’s trading partners with a bankruptcy by the insurer for fear of further destabilizing the system. A recent report on the A.I.G. bailout by the Government Accountability Office found that taxpayers may never get their money back.
Piccolo estratto dalla cronaca fatta dal nytimes dell'ascesa di un colluso: Tim Geithner, il ministro del tesoro dell'amministrazione Obama. http://www.nytimes.com/2009/04/27/business/27geithner.html?pagewanted=1&_r=1
mentre preparo questa pasta al sugo barilla con la ricotta, mi pongo un "ma perché?" e poi mi do anche la risposta, e quieto i miei dissidi interiori. Mi chiedo: perché nelle lauree di economia non si insegna economia? Perché chi fa economia non la fa per studiare l'economia (nel 99% dei casi), ma per diventare un "dirigente". Quindi forse fa un po' parte del gioco che uno si trovi di fronte alle bellissime questioni filosofico-matematiche dell'economia solo quando fa il dottorato e molto poco prima. Certo, quando ne capisci una, o anche solo mezza, ti senti superiore agli altri che non ne sono a conoscenza. Subito dopo arriva il delirio di onnipotenza che porta a pensare: "ma è indegno che non si insegnino queste genialità!". Infine, la saggezza (o la banalità) porta alla riflessione: "ma dopo tutto cosa gliene deve fregare agli altri, che in fin dei conti vogliono diventare dirigenti e non filosofi?" E il cerchio si chiude, l'acqua bolle e va salata, la pasta buttata, il sugo in micro-onde. Fine? No, almeno finché la pasta non è cotta. Ha senso che qualche (dove qualche sta per "più di quanto non avvenga ora") contaminazione da questo mondo filosofico-teorico arrivi ai futuri manager? Secondo me sì. Perché questo linguaggio è quanto di più "sociale" ci sia nell'economia: un abbozzo di metodo per capire come le persone reagiscono, interagiscono, prendono decisioni razionali (o non razionali, se uno vuole). Qualche schema di come si possono "discutere" queste situazioni aiuta a interpretare la realtà delle persone. Voglio dire: un ingegnere non si fida del consiglio di un geometra se deve valutare la stabilità di un ponte. Perché un manager deve o dovrebbe prendere alla lettera psicologi, pubblicitari e politici, anziché ragionare da Economista? La risposta non ce l'ho, ma la pasta è pronta.
Essere presi in giro da persone ignoranti è molto poco edificante per il "karma". Oggi un figuro in divisa (un agente di polizia), in un italiano zoppicante, mi ha detto che avrei dovuto rifare le fotografie per il mio passaporto in quanto non avevo un'espressione naturale (nella foto esibisco un mezzo sorriso a bocca chiusa con occhi ben visibili, orecchie pure e foto luminosa; sorriso peraltro molto simile a quello della grassa signora nella foto "dimostrativa" appesa in questura e meno "sfigurante" del sorriso a denti stretti del signore con gli occhiali in questo pdf www.comune.ozzano.bo.it/content/download/5264/44055/version/1/file/caratteristiche_foto.pdf). Avevo appena pagato 85 euro di tasse e passato un'ora a girarmi i pollici aspettando che fosse smaltita una coda di ben 6 persone. Non ho resistito e ho domandato all'agente cosa intendesse per un'espressione naturale. L'agente ha ritenuto quindi necessario prendermi in giro con la sua collega, farmi firmare una dichiarazione in cui lo scagiono da responsabilità nel caso in cui mi fermassero alla dogana a causa della mia espressione non naturale, farsi fornire l'indirizzo di un domicilio ulteriore a quello del mio comune di residenza, un altro numero di telefono (con quel sorriso stentato, non si sa mai?). L'idea che le tasse si pagano anche per lui mi disgusta. Amen.
Quando i nobel-giornalisti sbarellano* ed eminenti economisti ci giocano insieme
Tutto nasce da un post (gregmankiw.blogspot.com/2009/03/team-obama-on-unit-root-hypothesis.html) sul blog di Greg Mankiw, in cui si obietta che la promessa dell'amministrazione Obama di far ritornare a livelli non socialisti il rapporto (government spending/GNP) entro fine mandato si basa su presupposti poco realistici (tassi di crescita del GNP da tigri asiatiche nei prossimi 5 anni su ipotesi di "trend stationarity"). Obiezione a mio parere modestissimo più che lecita.
Risponde Paul Krugman direttamente sul Nytimes (krugman.blogs.nytimes.com/2009/03/03/roots-of-evil-wonkish/), che da a Mankiw dell'ottuso. E che evoca 2 argomenti straordinari: la legge di Okun e una straordinariamente inconsistente regressione:

Rettifica necessaria e doverosa: il mio corso di matematica del dottorato non è né devastante né pesantuccio. E' il minimo; anzi è meno del minimo, perché usa delle ore per coprire lacune imperdonabili per chi dovrebbe avere le competenze di un laureato in una classe di economia. Il fatto che ci si ostini a chiamare "economia" dei corsi in filosofia del management per gente che ha poca voglia di leggere libri spessi non è di certo colpa del corso di matematica di un dottorato che vorrebbe puntare alla quasi-dignità.
Buffa la vita: meno di un anno fa assistevo a un seminario sulle condizioni da imporre alla derivata terza della funzione di utilità per avere risparmio precauzionale, e mi era quasi venuto il mal di testa.
Ieri invece, dopo 4 ore di matematica e un nuovo seminario sullo stesso argomento (all'incirca: cambiare terza con ennesima e pure parziale), il risparmio precauzionale mi è risultato quasi rilassante. Sono diventato più furbètto, o il corso di matematica è devastante?
Edit: siamo passati da devastante a pesantuccio.
"watchdogging" the italian banking system...
http://www.noisefromamerika.org/index.php/articles/Il_%27test_di_impairment%27_e_il_valore_delle_banche#body
ilblogdelfrimdipr.splinder.com/post/19743559/Il+patrimonio+della+fondazioni
Ma come si fa ad andare a dormire sereni dopo essersi resi protagonisti della baruffa indecente di stasera in senato, in seguito alla notizia della morte di Eluana Englaro? Io credo non si possa; credo sia una di quelle cose per cui una vita di vergogna non è sufficiente. Anche i bambini capiscono che in certe occasioni si deve stare composti. Scene come quella fotografata qui sotto sono l'emblema della decadenza (che non c'entra niente con la crisi e la recessione) dell'italia. La feccia e i problemi non sono solo in parlamento, ma diamine, a cercarla li di sicuro non si sbaglia.
Il decreto legge concepito dal governo per impedire l'interruzione dell'alimentazione a Eluana Englaro è senz'altro una delle cose più inaudite, illiberali e indecenti della storia del nostro paese.